Il gusto, la classe, la qualità, la passione, la generosità, la professionalità, la follia… Nell’ascoltare, avevo la sensazione di assistere a qualcosa di irripetibile, autentico, prezioso, che andava oltre la musica, oltre i suoni e la poesia, attraverso e oltre la cantante stessa. (Fabrizio P. – danzatore)

Cresciuta con Zappa, gli Area, De Andrè e un mucchio di altri spettinati spalmati lungo gli anni ’70, il canto lirico mi è estraneo, ora come allora.

Se sabato alle cinque, malgrado la calura spietata, ho imboccato l’autostrada per Bergamo, è stato per lei, Gabriella Sborgi. Onoravo l’amicizia, la simpatia, la sensibilità inattaccabile che filtra il suo sguardo sulle cose. Non andavo per la musica: non per l’udito, bensì per il cuore.

Sala Greppi è affrescata, fitta, poltrone di velluto, anche il sipario, le quinte, la temperatura dell’ambiente è fuori controllo. Aspettiamo, ma non troppo. E’ arrivata con il pianista, ci ha salutato, ci ha reso benvenuti e ci ha introdotti al canto. Come un bambino volevo dire – la conosco, è amica mia – ma l’ambiente dei teatri intimidisce e per fortuna ho solo strizzato l’occhio alla mia vicina di posto, anche lei amica, quando basta un sottinteso per rivelare tutto.

La voce misurata, quasi timida in quel momento, ci avvicina alle scelte del recital e lascia intravedere il filo rosso tra i brani, tantissimi possibili in un repertorio che potrebbe spaziare tra molti secoli di arte. Gabriella sembra che dica: dimenticate di me, non io, non me, la musica, seguite la musica. Segui lei!

Io però non riesco a non guardarla, così mobile, attraversata dal suono. Guardo i muscoli del ventre riempire e svuotare il vestito, guardo le labbra e la bocca, cerco le tracce che le permettono il controllo del suo misterioso strumento. Mi sventolo ma non ho più caldo, i musicisti tessono una trama tra un capitolo e l’altro, Gabriella racconta, mai banale, mai superflua, con la volontà di affermare che gli autori, i testi, le loro lingue vogliono parlarci, che lei è al loro servizio.

Così grazie allo sforzo di comunicare con noi, di aprire un varco tra la platea e gli artisti, ho incontrato la notte buia di Hahn, i fiori e l’acqua, l’acqua e i fiori. Ma quanti fiori hanno visto i poeti del canto? Quello appassito, il ramo di tiglio profumato, i gelsomini, ho visto l’assalto dell’ultima onda, il salice piangente piegato, il tremolio delle stelle, ho sentito le campane e il coltello rovente, il suono argentino del riso, l’estate che appassisce, le navi alla deriva, il cuore fiorire e il cuore scuro, il cielo raggiante, le fresche spose. Ho visto la storia degli uccelli tra gli alberi.

Ho ricordato che la ninna nanna non sempre addormenta e che Britten lo sapeva, ho sentito il tedesco lingua ruvida, diventare gentile.

Perduta nei territori estremi della musica colta, ho dimenticato di essere lì per Gabriella. Viaggiare stando seduti in poltrona ci rende agili e leggeri, il biglietto per il volo costa meno di qualunque altro.

Poi Kurt Weill mi ha riavvicinato. Come un bambino volevo dire: – questa la so! – e mentre ritornavo al più noto, mentre riconoscevo il mio nesso tra la musica e l’ascolto, per qualche momento ho avuto nostalgia di Liszt, Berg e Mahler che non avrei trovato più.

Giusto un silenzio, prima che la sorpresa di un tango e poi due (irruzione inattesa, giravolta, piroletta del sogno), giusto un attimo prima che l’espressività del suo corpo e la maschera del viso ci spiazzassero e mi facessero venir voglia di rubare la mia amica al suo lavoro, la mia vicina di posto al suo ruolo e correre con loro in milonga, sognando Buenos Aires.

Ho visto solo il cenno di uno sforzo, mai nella voce, mai in un suono grave, in un cambio repentino, ma solo e sempre nell’intenzione di portarci con sé in territori alieni, quelli che Gabriella canta magari sotto la doccia e di cui non conoscevo l’esistenza. L’invito fiducioso a incontrare un’altra forma, infinite sono le forme del diverso, una mano che si allunga invitandoci tutti allo stesso banchetto. (Simona Giacomelli, coautrice de L’Uomo Nero ed. Caraco’. Milano, 26 giugno 2017)

Teatro Comunale Bologna

Italian Britten specialist Gabriella Sborgi has the right theatricality to pull off this especially ribald reading of Auntie, and she delivered her text so cleanly you’d assume she were a UK import. Bachtrack

Tra gli abitanti del Borgo spiccano John Molloy, autorevole Swallow, Gabriella Sborgi, Zietta di ottimo rilievo, Paolo Antognetti, efficace Bob Boles, Maurizio Leoni, brillante Ned Keene. OperaClick

Ecco allora che tutti quei personaggi già portatori di temi e valori cardine del teatro di Britten […] trovano perfetta realizzazione nel folto cast radunato per l’occasione: […] la franchezza di una Auntie disincantata ma non cinica (Gabriella Sborgi) […]  L’ape musicale

Strepitosa Gabriella Sborgi, la zietta, che nel teatro d’opera di Britten sta raccogliendo grandi successi sia per resa canora sia interpretativamente.  OperaLibera

24 giugno, 2017 – Recital di Gabriella Sborgi e Federico Nicoletta.
Melodies, songs e Lieder di Hahn, Fauré, Britten, Liszt, Mahler, Berg, Webern, Weill.
Sala Greppi, Bergamo.
CONSBG – Conservatorio Gaetano Donizetti.

Strano pensare a un recital e scegliere i pezzi più in base al riverberarsi del silenzio che al propagarsi dei suoni, più a ciò che viene evocato che a ciò che viene pronunciato. Sarà che c’è tanto rumore intorno, già tante parole.
Forse sono stata influenzata dal Peter Grimes di Benjamin Britten, opera in cui ero immersa nel momento in cui mi è stato commissionato questo concerto, opera in cui ha voce il mare e la sofferenza e i sogni del protagonista non si estrinsecano in acuti e forme chiuse bensí in frammenti, sussurri, falsetti, echi, sottovoce. Sarà che penso a questa serata come un’esperienza di ascolto condiviso in cui ognuno, non solo chi canta, si fa strumento per far risuonare il proprio essere e la propria immaginazione.
E poi c’è la fascinazione che la musica da camera e il Novecento hanno da sempre su di me: la ricerca, il gettarsi nell’abisso per non volersi accontentare della superficie, il plasmare la vocalità secondo l’urgenza espressiva, il confondersi del torbido con la purezza, il mettere la propria umanità al servizio della poesia e la poesia al servizio dell’umanità.
gS. Bologna, 24.05.2017

Peter Grimes di Britten, Gabriella Sborgi

Debutto di rilievo al Comunale di Bologna che, per la prima volta, dal 18 al 24 maggio mette in scena uno dei lavori di teatro musicale più interessanti del Novecento.

Maggio 18, 20, 21, 23, 24

Uno spettacolo firmato da Cesare Lievi che evita una soluzione naturalistica e punta a sottolineare la separazione fra il protagonista e la società di cui fa parte, avvalendosi di decisi contrasti di luce e chiedendo una recitazione accuratissima da parte degli interpreti.

Allestimento del Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena, del Teatro Comunale di Ferrara e Teatro “Alighieri” di Ravenna

Direttore Juraj Valčuha
Regia Cesare Lievi
Teatro Comunale di Bologna

Bergamo – Teatro Sociale: Concerto della Masterclass di Fabrizio Carminati con gli allievi del Conservatorio “Gaetano Donizetti”

Meravigliosa iniziativa quella che ha visto il Conservatorio di Bergamo collaborare con il celebre direttore d’orchestra Fabrizio Carminati alla realizzazione di una Master Class di “Prassi esecutiva ed interpretativa del bel canto italiano nella direzione d’orchestra”. I corsi si sono tenuti dal 6 al 12 aprile ed hanno vissuto il loro splendido epilogo in un concerto tenutosi presso il teatro Sociale di Bergamo (read more)